Riprendersi l'Anima con Paolo Crepet alla Rocca di Fano

20.06.2026

La conferenza-spettacolo si apre sul palcoscenico con "Another Brick in the Wall" dei Pink Floyd, una canzone che fa subito pensare al tema dell'educazione come una fabbrica di massa, dove la libertà individuale, quella libertà di riprendere in mano la propria vita, viene negata.

Entra in scena Crepet in tutta la sua elegante ironia. Una presenza autorevole ed elegante. Rassicurante ma pronta a scuotere il pubblico. Non un professore che tiene una conferenza, seduto nella sua poltrona con a fianco un tavolino con dei libri e una lampada da salotto, ma una figura capace di attorialità che sa dominare la scena.

Sa modulare la voce Crepet e costruire diverse narrazioni: ora con un tono più ironico e critico, ora con uno riflessivo ed intimistico, interpretando in prima persona personaggi e situazioni dei suoi aneddoti. Strappa ben 4 applausi a scena aperta. Gesticola le mani col pollice alzato per prendere in giro Tramp e la Meloni, Putin e Mask. Parla amaramente di vita eterna: la scienza di questi miliardari ci darà la possibilità di vivere fino a 130 anni: Per far che? per portare da rincoglioniti il proprio cane al parco. Tutti i giorni per 65 anni. Il pubblico coglie la metafora e Ride. "La mia generazione ha perso!! ma io non voglio questo mondo di robot dominato dall'intelligenza artificiale. Mi correggo dalla idiozia artificiale". Una serata in cui il pubblico è però invitato a riflettere e a ….riprendersi l'anima, COME DA TITOLO DELLO SPETTACOLO E DEL SUO ULTIMO LIBRO, quella propria individualità che spesso viene dimenticata e non vissuta a pieno.

Crepet sottolinea il significato etimologico della parola "educazione", intesa come un processo di elevazione dell'individuo. Un'elevazione che può esserci soltanto se vive prima una caduta, un fallimento, una perdita.

Purtroppo, i ragazzi e le ragazze di oggi non sono più abituati a vivere la frustrazione. Sono immersi in un mondo dove tutto è dato per scontato, dove basta scrollare lo smartphone in maniera compulsiva, fagocitando rapidamente un flusso caotico di immagini e di informazioni. Una macchina dell'indifferenza e dell'omologazione che macina tutto indistintamente.

Persino ai bambini più piccoli viene dato in mano questo dispositivo di ottundimento e appiattimento, a discapito del gioco e delle relazioni umane.

Eppure, ha ricordato Crepet, di recente Kate Middleton ha visitato l'Emilia per conoscere da vicino il Reggio Emilia Approach, un rinomato modello educativo dedicato alla prima infanzia e, in particolare, al gioco. Viene spontaneo chiedersi: nel 2026 ci sono ancora bambini che giocano?

A quanto pare sì. Tuttavia, osserva Crepet – richiamando il dibattito aperto nel Regno Unito dal premier Keir Starmer sulle limitazioni ai social per gli under 16 – molti giovani, privati dello smartphone, non saprebbero come impiegare il proprio tempo, se non restando per ore a fissare il muro.

LO SI FARÀ ANCHE IN ITALIA? UNA PROVOCAZIONE UTOPISTICA. (Tanto è che proprio oggi il premier dei labour si è dimesso)

Un altro tema importante è quello che definisce il rapporto genitore-figlio. Un rapporto che oggi caratterizza la cosiddetta "epoca della figliolanza": genitori che sono al servizio dei figli, sempre pronti ad accompagnarli ovunque e ad attenderli all'uscita da scuola.

Ma Crepet ci ricorda che a Woodstock non c'erano affatto le madri che stavano ad aspettare i loro i figli.

La questione fondamentale è un'altra: manca completamente una sana ribellione, quella voglia di trasgredire che viene trasmessa nella canzone "Rebel rebel" di David Bowie, citata per l'appunto dal professore.


Ecco dunque che riprendersi l'anima diventa un atto di conquista, di ribellione, quella forza di rialzarsi dopo ogni caduta. Ed è anche quella capacità di autodeterminare la propria vita.

Crepet racconta in maniera personale e intima quei momenti della sua infanzia nel Montefeltro passati con la nonna la quale spesso gli ripeteva una parola, un imperativo: "Badati".

Che cosa significa badare a se stessi?

Non è semplicemente prendersi cura di sé. E anche un atto di volontà e disciplina.

Volontà nel seguire i propri sogni. Disciplina nel riconoscere e vivere le cose per quello che sono, nel saper vivere le cose con la giusta intensità.


Non a caso, parlando della caduta come momento di riscatto, il professore cita Carl Gustav Jung. Lo psicoterapeuta svizzero sosteneva la necessità di integrazione della propria ombra, scendere nelle profondità della psiche e affrontare i propri demoni.

Jung descrive la psiche come qualcosa di vivo, capace di parlare attraverso immagini e simboli, un percorso iniziatico e personale che l'autore racconta nel Libro Rosso.

Il rosso è il colore che simbolicamente richiama le componenti più profonde dell'anima e non è un caso che il professore scelga di tenere il suo intervento seduto proprio su una poltrona rossa. È la stessa poltrona che Crepet porta con sé in ogni tappa del tour e dalla quale, quasi come se fosse un prolungamento del suo pensiero, dà vita e luogo al suo discorso.

Infine conclude il suo intervento rivolgendo al pubblico un ultimo imperativo: imparate a badarvi. Dopodiché spegne la lampada sul tavolo ed è proprio nel momento in cui quella luce si affievolisce — incarnata nella figura del professore, vestito di bianco — che al pubblico non resta che seguire quell'indicazione.

Per tutto il tempo, il professore è stato come una lampada - attorniata dai suoi libri, come emblema della conoscenza che rischiara - capace di illuminare l'oscurità. Proprio come farebbe uno psichiatra che accompagna il paziente verso la soglia della chiarezza mentale.

Ma la vera svolta avviene a luci spente, nel buio dove ciascuno di noi deve imparare ad affrontare le proprie paure, cadere per poi risalire e riprendersi l'anima.

Finale di applausi scroscianti di un pubblico da 'stadio' tanto che acquista oltre 120 libri nel suggello di un altro Comizio d'Amore alla Rocca.

di Valentina Meloni


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