Io Vitruvio. La Basilica ritrovata alla Rocca di Fano

Ettore Bassi e il professor Paolo Clini in prima nazionale nell'ambito della rassegna alla Rocca di Fano: Fano Theatrum, dedicata a Vitruvio.
Un'interpretazione scenica caratterizzata dalla potenza della parola, dall'autenticità degli interpreti e dalla capacità di coinvolgere il pubblico, che ha partecipato con grandi applausi a scena aperta e alla fine dello spettacolo.
A caratterizzare l'evento è stata una scelta scenica particolare: i protagonisti avevano il copione in mano, quasi a sottolineare il rapporto diretto e fondamentale con il testo d'autore.
In " Io Vitruvio", testo di Giovanni Fabiano su un''idea di Angelo Bertoglio, con la direzione artistica di Michele Ido (Panart Produzione) e la regia di Massimo Puliani, prende forma una dimensione culturale intensa attraverso i dialoghi tra Vitruvio, interpretato da Ettore Bassi, e il professor Paolo Clini, presente in scena nel ruolo di sé stesso.
Lo spettacolo, o meglio, la conferenza-spettacolo, si apre come una normale lezione universitaria tenuta dal professor Paolo Clini, che insegna Disegno presso l'Università Politecnica delle Marche e dirige il mAIndh_lab, laboratorio dedicato interamente all'uso dell'I.A. per la valorizzazione del patrimonio storico.
Lo vediamo salire sul palco, appoggiare la borsa e i libri sulla cattedra, accanto ai modellini 3D della Basilica, all'uomo vitruviano di Leonardo e al trattato De Architectura, di cui il professore è uno dei più importanti studiosi, e prepararsi per iniziare la sua lezione.
Ha in mano una relazione scientifica, ma anche un copione che poi cederà al suo alter ego Bassi.
Il prof. Clini prende il telecomando e accende lo schermo, quello schermo da cui si desterà una grande ombra del passato, l'ombra di un grande uomo e architetto che continua a parlarci attraverso la dedizione e lo studio del professore. Infatti quando quest'ultimo si scosta dallo schermo vediamo proiettata l'immagine di un busto senza volto, un volto dimenticato.
Il professore inizia così il suo discorso ponendo degli interrogativi fondamentali sul perché stiamo ancora cercando la Basilica e cosa effettivamente era e rappresentava al di là della sua architettura, evidenziando che era ed è molto di più di un edificio in cui si esercitavano funzioni pubbliche e sociali, ma anche un luogo di luminosa bellezza e armonia, che crea e cerca corrispondenze con la città e gli altri edifici.
Proprio quando il discorso si anima e diventa più vivo la scena viene interrotta da un inaspettato black out: pochi secondi e si riaccendono le luci. Vediamo apparire la misteriosa e statuaria figura di Vitruvio, interpretata da Ettore Bassi, che sta in silenzio su un podio davanti allo schermo alle spalle del professore il quale, ancora ignaro di tutto, cerca di riprendere il discorso da dove era stato interrotto. Vitruvio con eleganza e solennità irrompe nella scena lasciando Clini sbigottito. Lo spettacolo prosegue sotto forma di un acceso dialogo tra la titubanza del professore, ancora incredulo di essere al cospetto del grande architetto romano, e Vitruvio che lo mette alla prova osservando e pesando ogni sua parola.
All'inizio Vitruvio sembra essere indisposto nei confronti della modernità ma si ricrede quando comprende, dal racconto del professor Clini, che i grandi uomini della storia, venuti dopo di lui (Palladio, Leonardo Da Vinci, Le Corbusier, Gaudì), si sono lasciati ispirare dal suo trattato e che ancora oggi viene studiato in tutto il mondo.
Solo allora il professore e il grande architetto del passato sembrano trovare un punto di unione, come due figure che pur venendo da mondi diversi e lontani nel tempo, si incontrano in uno sguardo di profonda comprensione. Ed è qui che il discorso si fa più intenso: il professore illuminato da una nuova luce racconta la storia del mondo occidentale fino ad arrivare ai nostri tempi e all'importanza dei suoi studi, anni e anni di studi e di ricerca che hanno finalmente riportato alla luce la Basilica e con essa la bellezza e la sapienza di un mondo perduto che ancora oggi continua a vivere e a rendere viva la città di Fano.
Lo spettacolo si conclude con un finale epico, un monologo in cui Vitruvio, dopo un momento di buio compare solo sulla scena indossando una maschera bianca e marmorea, una sorta di maschera greca senza occhi, ricordando quel volto perduto che abbiamo visto all'inizio nello schermo, quell'ombra del passato che nei giorni nostri rappresenta una nuove LUCE.
Una scelta registica precisa e raffinata che rappresenta il sottile filo conduttore dell'intero spettacolo: un'ombra che viene dal passato, un uomo senza volto che attraversa il tempo, una rivelazione finale in cui il presente dialoga con il mondo antico.
Vitruvio si toglie la maschera e si rivolge al pubblico chiedendo ai suoi concittadini fanesi che cosa sono veramente disposti a riportare alla LUCE.
E con la luce di sale la Rocca applaude. Una serata trionfale.
