GAD FESTIVAL: OLTRE I CONFINI DELLA SCENA

25.10.2026

Si conclude la 79ª edizione del Festival Nazionale d'Arte Drammatica GAD di Pesaro, con la vittoria di La regola dei terzi di Marco De Simone, per la regia di Marcello Andria. 

Al secondo posto I 39 scalini di Patrick Barlow, con la regia di Marco Sartorello, e al terzo 1984 di George Orwell, per la regia di Birgitta Roselletti.

Ad aprire il Festival è stata la conferenza Oltre la quarta parete. Il rapporto creativo tra pubblico e scena, con il professor Roberto Mario Danese e il regista Fabio Condemi, vincitore del Premio Ubu per la regia nel 2021. Un incontro interessante, che ha offerto due prospettive sul rapporto tra scena e spettatore.

Danese, partendo dal teatro antico e dalla centralità dell'azione, ha ripercorso l'evoluzione del linguaggio teatrale fino alla modernità, soffermandosi sul ruolo dello spettatore, non più semplice fruitore passivo, ma soggetto capace di costruire significati propri attraverso la visione dello spettacolo. Condemi ha invece posto l'attenzione sulle forme contemporanee della rappresentazione, con particolare interesse per la multimedialità e per un teatro capace di intrecciare linguaggi differenti, immagini e video, talvolta anche attraverso rappresentazioni crude e perturbanti. In questo contesto è stato citato anche Medeas Kinder (The Children of Medea), progetto del regista svizzero Milo Rau, che rilegge il mito di Medea attraverso il coinvolgimento di bambini, mettendo in discussione il confine tra finzione teatrale e realtà.

È proprio questo rapporto tra tradizione e sperimentazione a offrire una possibile chiave di lettura del Festival. Il programma ha attraversato testi classici e contemporanei, adattamenti letterari e opere che dialogano direttamente con il linguaggio cinematografico.

La locandiera di Carlo Goldoni ha riproposto un classico della drammaturgia italiana attraverso una rilettura contemporanea; Sottobanco di Domenico Starnone ha portato in scena il mondo della scuola e le difficoltà relazionali tra docenti e studenti, attraverso una dimensione comica e grottesca. The Elephant Man, nella versione teatrale di Bernard Pomerance, ha ripreso una vicenda resa celebre anche dal cinema di David Lynch, mentre 1984 ha affrontato uno dei grandi classici della letteratura del Novecento.

Non sono mancati progetti di carattere più contemporaneo, come Tutta colpa di James, commedia dai risvolti gialli, e Come angeli sul cornicione, c'eravamo troppo amati, commedia brillante di Roberto Marafante. Fuori concorso, InVIOLAta ha raccontato la storia di Franca Viola, figura simbolo dell'emancipazione femminile e del rifiuto del matrimonio riparatore.

A distinguersi è stato infine La regola dei terzi, spettacolo vincitore, che ha saputo coniugare la riflessione sul linguaggio fotografico con una drammaturgia poetica e delicata, nella quale il racconto e la memoria diventano strumenti di incontro tra i personaggi.

La fotografia, con il suo linguaggio e i suoi effetti scenici, diventa parte integrante della rappresentazione, confermando come il teatro possa aprirsi ad altri media senza rinunciare alla propria specificità.

Il bilancio di questa edizione restituisce dunque un Festival in cui si incontrano diverse concezioni della prosa, legate alla tradizione e a molteplici tentativi di dialogo con differenti linguaggi artistici: dal medium fotografico ai riferimenti cinematografici, dalla riproposizione dei grandi classici alla scelta di tematiche contemporanee, come il mondo della scuola e la violenza sulle donne.

Il 79° GAD Festival si configura così come un pastiche di linguaggi, media e tematiche differenti, senza prediligere un'unica concezione del teatro, ma aprendosi a una pluralità di forme espressive e di contenuti che, in modi diversi, dialogano anche con la realtà contemporanea.

In questo senso, andare oltre la quarta parete significa anche superare gli schemi tradizionali della rappresentazione, mettendo in relazione teatro, cinema, fotografia e questioni sociali, e lasciando allo spettatore la possibilità di costruire una propria interpretazione. È proprio questa varietà a caratterizzare il Festival: non una proposta teatrale univoca, ma un panorama eterogeneo, nel quale tradizione e contemporaneità convivono e si confrontano.

di Valentina Meloni

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