FABIO MAURI, il corpo e la memoria dell’ideologia – al CART di Falconara

Una mostra piccola nelle dimensioni, ma intensa nei contenuti, quella dedicata a Fabio Mauri al CART – Centro di Documentazione d'Arte Contemporanea di Falconara, in occasione del centenario della nascita dell'artista (1926-2026).
Un'esposizione che riporta alla luce un episodio importante della storia culturale del territorio: la performance Ideologia e Natura, realizzata nel 1976 alla Galleria del Falconiere di Falconara, allora diretta da Alfio Vico.
La mostra, curata da Federica Facchini, con Stefano Tonti, responsabile del CART, si sviluppa attraverso due nuclei principali: da una parte Manipolazione di cultura, una cartella di immagini realizzata da Mauri, dall'altra la documentazione fotografica della performance del 1976, affidata agli scatti di Giorgio Cutini, presente in quell'occasione.
Fabio Mauri era un artista e un intellettuale a tutto tondo, scrittore, drammaturgo e docente universitario, che ha dedicato gran parte della propria ricerca al rapporto tra arte, ideologia, comunicazione e propaganda. Un uomo profondamente segnato dall'esperienza della guerra e dalla tragedia delle deportazioni, che aveva visto coinvolgere persone a lui vicine. Un'esperienza dolorosa che avrebbe lasciato un segno indelebile nella sua vita e nella sua ricerca artistica.
Non a caso, uno dei temi centrali del suo lavoro è proprio il modo in cui le immagini possono manipolare la realtà e condizionare le coscienze.
Lo si comprende bene osservando Manipolazione di cultura, una raccolta di quindici immagini tratte da pubblicazioni e repertori nazisti degli anni Trenta. Fotografie che ritraggono gruppi di tedeschi in situazioni apparentemente normali: fanno picnic, amano il bello, partecipano a momenti di vita quotidiana.
Le didascalie, volutamente semplici e formulate alla terza persona plurale, nascondono un sottile cinismo. «Bruciano libri», «Amano il bello», «Fanno picnic». Come possono convivere la bellezza, la quotidianità e la barbarie? Come può la normalità nascondere l'orrore?
Mauri costruisce proprio su questa ambiguità la sua riflessione. Non mostra soltanto i protagonisti di un regime, ma anche la società che assiste, partecipa e, talvolta, resta indifferente. Il blocco nero che attraversa le immagini sembra quasi un mare che oscura progressivamente la conoscenza, la libertà e la coscienza individuale.
È una manipolazione che non riguarda soltanto il passato. Ci invita a interrogarci sul presente e sulla nostra capacità di riconoscere i meccanismi della propaganda.
Nella seconda sala troviamo le fotografie di Ideologia e Natura, la performance del 1976 che costituisce il cuore della mostra.
Protagonista è una giovane donna, l'attrice Paola Montenero, che compie un gesto ripetuto, scandito dal ritmo di un metronomo: indossa e si toglie l'uniforme fascista. Si sveste e si riveste, in una successione quasi rituale.
Un gesto apparentemente semplice, ma carico di significati. La divisa non è soltanto un indumento: è un simbolo di appartenenza, un'identità costruita e imposta. È il corpo stesso a diventare il luogo sul quale l'ideologia esercita il proprio potere.
Ma cosa rimane dell'individuo quando la sua identità viene assorbita da un simbolo? E cosa succede quando quel simbolo viene tolto?
È proprio in questa ripetizione, quasi meccanica, che Mauri costruisce una riflessione sul rapporto tra individuo e potere, tra natura e ideologia.
A restituirci oggi quella performance sono le fotografie di Giorgio Cutini, che nel 1976 realizzò circa un migliaio di scatti alla Galleria del Falconiere. Una selezione di quelle immagini permette di ricostruire l'evento e di coglierne il ritmo, la gestualità e la forza espressiva.
Cutini, presente all'inaugurazione, ha accompagnato la mostra con i propri ricordi, riportando alla memoria anche la figura di Alfio Vico e quella Galleria del Falconiere che, negli anni Settanta, rappresentava un importante punto di riferimento per l'arte contemporanea nel territorio.
Una testimonianza preziosa, che restituisce non soltanto la memoria di una performance, ma anche quella di una stagione culturale nella quale Falconara era in dialogo con le esperienze artistiche più avanzate.
L'iniziativa, introdotta da Federica Facchini e Stefano Tonti, ha visto anche la partecipazione dell'assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili del Comune di Falconara.
Un ulteriore elemento di interesse lega questa esposizione al territorio marchigiano: Manipolazione di cultura, infatti, fu stampata dalla Nuova Foglio di Pollenza, in provincia di Macerata. Un dettaglio che restituisce il valore di una rete culturale e artistica che già negli anni Settanta coinvolgeva il nostro territorio.
Ecco dunque che la mostra di Fabio Mauri non è soltanto un recupero documentario di un'opera del passato. È soprattutto un invito a riflettere su quanto le immagini possano condizionare il nostro modo di pensare, su quanto sia sottile il confine tra informazione e manipolazione, tra partecipazione e indifferenza.
Perché il vero problema non è soltanto chi costruisce l'ideologia, ma anche chi la accoglie, chi la condivide e chi, pur vedendo, sceglie di non intervenire.
E forse è proprio questa la domanda che Fabio Mauri ci lascia: siamo davvero spettatori della storia oppure, anche senza rendercene conto, ne siamo parte attiva?
