I TAROCCHI DELLE STREGHE NELLA ROCCA DI GRADARA

di Valentina Meloni
Una mostra di Ardo Quaranta che trasforma il Castello di Gradara in una soglia che non si attraversa per conoscere ciò che verrà, ma per avere il coraggio di guardare ciò che abita nell'ombra, là dove la ragione si ferma e inizia la vertigine dell'essere.
Sabato 19 settembre, alle ore 21, la Rocca di Gradara ha aperto le sue porte a un progetto espositivo originale e profondamente evocativo: L'Indomita Vertigine dell'Essere. Strigarum Arcana, I tarocchi delle Streghe, mostra di Ardo Quaranta, con testo critico di Cecilia Casadei, visitabile fino al 1° novembre. L'esposizione è promossa dal Comune di Gradara – Gradara Innova s.r.l., in collaborazione con la Direzione della Rocca di Gradara.
La serata è stata introdotta da una bellissima presentazione di Cecilia Casadei, che ha accompagnato il pubblico nella lettura e nell'interpretazione del progetto. A seguire, Ardo Quaranta ha intrattenuto i presenti illustrando la propria ricerca e soffermandosi, con grande attenzione ai dettagli, sul significato delle diverse carte, raccontando il percorso che ha portato alla realizzazione dell'intero corpus.
Ardo Quaranta è architetto, artista e illustratore. Nato a Verona, si forma a Venezia e vive da oltre vent'anni a Fano. La sua ricerca unisce disegno, progettazione, calligrafia e costruzione simbolica dell'immagine, elementi che trovano in Strigarum Arcana una sintesi particolarmente significativa.
La mostra si compone di 78 tavole che illustrano le carte dei tarocchi. Ma non si tratta di tarocchi qualsiasi, semplicemente riconducibili alla tradizione dei Rider-Waite-Smith o dei Visconti: Quaranta propone infatti una nuova iconografia, originale ed efficace, fortemente legata alla dimensione del femminile. Protagonista è la strega, colei che è capace di fare luce nel buio e di addentrarsi nei meandri più profondi della condizione umana. Ogni carta è contraddistinta da un proprio nome o da una scritta in latino, la lingua della conoscenza e del sapere.
Ardo Quaranta lavora sul concetto della carta, del Tarocco inteso anche come gioco ed anche sul significato stesso del "taroccare", inteso, in chiave psicoanalitica, come il tentativo di aggirare, attraversare o bypassare quelle resistenze che impediscono di accedere a una dimensione più profonda di sé stessi.
È un lavoro complesso che ha richiesto studi approfonditi, ricerca, vari tentativi e ripensamenti, tanto che all'interno della mostra sono state allestite anche delle teche contenenti gli abbozzi, le prove calligrafiche e i vari disegni. L'artista (nonché fondatore della casa editrice indipendente CalamoVe) ha scelto di realizzare queste 78 tavole illustrative interamente in maniera analogica, manuale e tradizionale, riproponendo allo stesso tempo una lettura contemporanea.
I tarocchi di Ardo Quaranta diventano una ri-velazione, un nuovo modo di vedere la realtà, una realtà che ci appartiene nel profondo e che riguarda la sfera dei sogni, delle ansie, delle fantasie, delle paure e di tutte quelle che sono le nostre ombre. E la strega è colei che sta sulla soglia, colei che introduce verso questo mondo notturno che merita e chiede di essere visto e ascoltato.
Il termine strega infatti deriva dal latino strinx ed è legato all'immagine della civetta, del gufo, di un animale notturno che emette un suono fastidioso nella notte, un suono stridente che non può lasciare indifferente chi lo ascolta. La strega è colei che ha il coraggio di vedere la propria ombra e di farne il proprio punto di partenza e di svolta nell'esistenza umana.

Bellissima, all'interno della mostra, è poi la presenza di alcune citazioni e frasi, tra cui una di Carl Gustav Jung: "I tarocchi non sono più carte da gioco, sono archetipi dell'inconscio collettivo che la ragione desidera affrontare". I tarocchi diventano dunque qualcosa con cui la ragione umana desidera confrontarsi, ma che al tempo stesso non ha il coraggio di guardare direttamente.
Ed è proprio qui che la strega si pone come veggente, come soglia e come guardiana di una conoscenza profonda e antica, che si manifesta attraverso la potenza delle immagini: immagini dotate di una forza archetipica capace di risvegliare dal subconscio quelle corrispondenti forze e ombre che abitano dentro di noi.
La ricerca dell'artista inizia nel 2021 con le prime esposizioni dedicate alle Streghe fluttuanti, opere che si riallacciano a una matrice orientale e che, per certi versi, possono far pensare alle stampe giapponesi, alle ukiyo-e, ovvero alle "immagini del mondo fluttuante". Un mondo nel quale la bellezza dell'esistenza fisica viene percepita come qualcosa di effimero e passeggero e che, proprio per questo, ci invita a vivere pienamente il presente, ad abitare il momento, consapevoli della sua natura transitoria. Il progetto viene presentato nel 2022 alla Rome Art Week, segnando una tappa importante nella ricerca dell'artista. Successivamente la sua ricerca si sviluppa attraverso altri importanti momenti espositivi e performativi: nel 2025 l'artista aveva portato alla Rocca Malatestiana di Fano la performance 11 Preludi per Arcani Maggiori.
Ecco dunque che i tarocchi non sono più un semplice gioco di carte, ma diventano uno strumento di indagine. Non tanto del proprio futuro, di ciò che verrà, né del passato, quanto del presente: di quello stato attuale delle cose che giace nel nostro profondo e che merita di essere visto, approfondito, ascoltato, osservato e, soprattutto, accettato.
Un altro elemento fondamentale è il grande rigore con cui la mostra è stata allestita: il visitatore ha la possibilità di fare un'esperienza immersiva anche attraverso video che documentano le carte, ne spiegano il significato e raccontano il percorso di ricerca e di realizzazione dell'artista.
Interessante è poi la presenza di una sorta di Ruota della Fortuna, progettata dallo stesso artista, attraverso la quale il visitatore è invitato ad interrogare il mazzo e diventare parte attiva dell'esperienza. Girando la ruota, una stella a sette punte indica una delle 22 carte e, a seconda che questa emergesse nel suo significato recto o verso, il visitatore può inquadrare il QR code e ascoltare la voce dell'artista che spiega il suo significato sia al diritto che al rovescio.
A conclusione della serata, un brindisi ha coronato questo momento di incontro e di condivisione, quasi a coronare quel senso di trionfo che appartiene al gioco.
Una serata che, nell'ambito di Gradara Ludens, il Festival del Gioco che il 19 e 20 settembre ha animato il borgo e la Rocca di Gradara, ha ribadito come il gioco possa assumere anche una dimensione introspettiva: non giocare semplicemente per giocare o per "taroccare", ma per avere il coraggio di attraversare una soglia, porsi delle domande e guardare dentro le proprie ombre.
È forse questa l'indomita vertigine dell'essere, quel brivido che è allo stesso tempo la volontà di guardare nell'abisso del notturno e la paura di affrontare la propria realtà interna.

