BRUNO CECCOBELLI: L'ARTE OLTRE IL TEMPO

18.09.2026

di Valentina Meloni

Un incontro a più voci, dalla Tradizione al Contemporaneo: Luciano Roberti, organizzatore e collezionista, ha chiamato al tavolo presso la Sala di Rappresentanza della Fondazione Carifano, l'artista Bruno Ceccobelli, il filosofo e teorico dell'arte Marco Senaldi e il filologo Luigi Bravi e Carlo Bruscia, curatore della mostra.

L'incontro dal titolo: Vi ritrovo Vitruvio… e gli altri. L'arte è sempre contemporanea, è stato organizzato in occasione della mostra Vi ritrovo Vitruvio, di Bruno Ceccobelli inaugurata il 13 giugno e prorogata fino all'11 ottobre 2026 nelle sedi di Palazzo Bracci Pagani e della Pinacoteca San Domenico.

La serata, introdotta da Luciano Roberti, ha visto i saluti di Giorgio Gragnola, presidente della Fondazione Carifano, e il confronto tra Il dibattito si apre sul concetto dell'antico, del tempo che ritorna. Un'architettura sepolta che, in qualche modo, costituisce la matrice del nostro tempo.

Spesso si dice che l'arte vive nel proprio tempo, perché è una tecnica e la tecnica è anche un linguaggio. Ogni tempo, ogni periodo ha i propri linguaggi e le proprie modalità di comunicazione. Tuttavia, l'arte diventa qualcosa che si pone anche in contrasto con il tempo, perché ha l'obiettivo di immortalare un canone, un simbolo, un segno.

Secondo Ceccobelli, Vitruvio diventa un canone di una civiltà, dove la partecipazione popolare nelle varie forme e categorie della società diventa un tema centrale dell'architettura. L'artista stesso, nel suo intervento, distingue il momento della vera creazione dal semplice atto della creatività, dicendo apertamente che "il creativo non fa altro che copiare forme e segni, mentre il vero artista, attraverso la creazione, riesce in qualche modo a manifestare un linguaggio totalmente nuovo, creando appunto una visione che va al di fuori del tempo". E questo canone è antropomorfo, perché si rifà all'architettura umana. Vitruvio mette l'uomo al centro per quanto riguarda le proporzioni, le forme, le gerarchie all'interno delle sue architetture.

L'uomo diventa l'immagine di qualcosa che resta, che va al di là del tempo. Determina un passaggio, un passaggio che è un canone, una misura. L'uomo è la misura, è il numero del movimento nello spazio che si realizza tra il prima e il dopo.

Marco Senaldi nel suo intervento fa una distinzione molto affascinante tra quello che è il tempo inteso come cronologia, quindi come serie di eventi derivati proprio da Chronos, e il tempo inteso come eone, che deriva dal greco aion: qualcosa di infinitamente più grande e che sfugge al tentativo umano di catalogare gli eventi come pezzi che si susseguono l'uno dopo l'altro.

È proprio in questa differenza tra il tempo che si misura e il tempo che non può essere misurato che si inserisce la riflessione sull'arte. "L'arte appartiene al proprio tempo, ma allo stesso tempo cerca di andare oltre il tempo".

Durante la conferenza, Bruno Ceccobelli, tra le varie immagini che ha presentato, si è soffermato in particolar modo sulla sua opera L'uomo dai piedi di argilla, che raffigura proprio il concetto del canone antropomorfo come segno capace, in qualche modo, di dominare il tempo e di lasciare una traccia indelebile.

E poi l'opera con l'uovo blu sulla sedia, Mystic zimmer, dove l'uovo diventa un simbolo del crogiolo alchemico e rappresenta la possibilità della trasformazione, della rinascita e dell'immortalità.

"E allora che cos'è l'arte?"

l'arte è la bellezza intesa come purificazione e come conoscenza della giusta misura, quindi di corpo e spirito.

Una purificazione è un bagno di colori e l'uovo blu è il simbolo di questo processo che costituisce la grande opera, che passa attraverso i colori dell'arte e che, in qualche modo, si immortalizza.

L'arte diventa così una possibilità di andare oltre il tempo, di trasformare la materia e di lasciare un segno che rimane.

E forse è proprio questo il senso più profondo dell'incontro con Bruno Ceccobelli: l'arte non come semplice rappresentazione della realtà, ma come possibilità di trasformarla, di conoscerla e di andare oltre il tempo.

Il minuto è il tempo che si misura, il tempo di Chronos. L'immortalità, invece, appartiene a un altro tempo, quello che non si può dividere in minuti e secondi, quello che l'arte cerca, attraverso la forma, il colore e il simbolo, di rendere visibile.


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