CAMILLA GUERRIERI TRA ARTE E MEMORIA    Il ritorno di una pittrice

25.09.2026

È stato presentato a Fano, nella Sala di Rappresentanza della Fondazione Carifano, il libro di Claudio Giardini dedicato a Camilla Guerrieri, pittrice nata a Fossombrone nel 1628, figlia e allieva di Giovan Francesco Guerrieri. Un lavoro nato da anni di ricerca, che riprende e amplia uno studio che lo stesso Giardini aveva già dedicato all'artista nel 1999.

A dialogare con l'autore, dopo i saluti stituzonali del Presidente Giorgio Gragnola, Bonita Cleri e  Emilio Negro, storico dell'arte, che ha aperto una riflessione sulla presenza delle donne nell'arte e sugli ostacoli che per secoli hanno dovuto affrontare per affermarsi.

Emilio Nego, in particolare, affronta il tema della presenza e del ruolo delle donne nel mondo dell'arte, mettendo in luce non solo il loro contributo creativo, ma anche le difficoltà che storicamente hanno dovuto affrontare per poter esercitare la propria attività. Un primo esempio viene individuato nel cinema, attraverso il film diretto dalla regista americana Randa Haines e interpretato da Mary McDonnell, tratto da un'opera teatrale di Mark Medoff. La vicenda di una donna che rifiuta di essere compatita e chiede invece di essere riconosciuta per le proprie capacità diventa un'occasione per riflettere sulla possibilità, anche per un autore uomo, di comprendere e rappresentare in profondità l'esperienza femminile.

Le donne artiste del passato non dovevano soltanto confrontarsi con i limiti imposti dalla società e dall'ambiente artistico. Dovevano occuparsi della famiglia, dei figli, dei genitori malati, dei parenti. La loro attività artistica si sviluppava quindi dentro una complessa rete di responsabilità che rendeva ancora più difficile costruire una propria identità professionale.

Camilla Guerrieri, figlia di Giovan Francesco Guerrieri, si forma accanto al padre a Fossombrone e proprio il rapporto con lui è uno degli aspetti più interessanti ricostruiti da Giardini. Il padre non sembra infatti limitarsi a trasmetterle il proprio mestiere, ma riconosce e sostiene le sue capacità artistiche. La prima fase della sua attività viene collocata indicativamente tra il 1645 e il 1655, prima del periodo pesarese e del successivo lungo soggiorno a Firenze.

Ma c'è un particolare che racconta molto bene il problema dell'identità delle artiste: la firma.

Un nobile pesarese, cliente di Giovanni Francesco Guerrieri, avrebbe suggerito al pittore di far firmare alla figlia i quadri che lei stessa realizzava. Una firma può sembrare una cosa piccola. In questo caso non lo è affatto.

Camilla comincia così ad avere un nome.

Ed è proprio questo che Giardini cerca di ricostruire attraverso la sua ricerca: non soltanto l'elenco dei dipinti attribuiti alla Guerrieri, ma una persona, una vita, una rete di rapporti, di committenze e di relazioni culturali.

Il percorso di Camilla la porta da Fossombrone a Pesaro e poi a Firenze, dove viene accolta alla corte di Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II de' Medici. Qui entra in contatto con l'ambiente artistico fiorentino e con la ritrattistica di Giusto Sustermans, fino a diventare pittrice di corte al servizio della Granduchessa Vittoria.

Donna di forte personalità e profondamente religiosa, Vittoria viene ricordata anche per il suo rapporto con l'arte e per la tutela del patrimonio artistico. Viene evocata, in particolare, la vicenda della Cappella Brancacci di Santa Maria del Carmine a Firenze, uno dei luoghi fondamentali della pittura rinascimentale, legato a Masaccio, Masolino da Panicale e Filippino Lippi.

Alla fine del Seicento era stato progettato un intervento di trasformazione della cappella e a Vittoria viene attribuita una posizione contraria a questo progetto. Il suo atteggiamento viene così letto come un gesto di tutela nei confronti di un patrimonio appartenente a un'epoca precedente.

È all'interno di questo ambiente culturale che viene evocata anche Camilla Guerrieri. Il possibile rapporto tra le due donne, anche rispetto alla questione della Cappella Brancacci, resta però un'ipotesi e non un dato documentato. Ed è importante mantenere questa distinzione, perché il lavoro di ricerca procede proprio mettendo insieme ciò che sappiamo e ciò che invece possiamo soltanto ipotizzare.

Tra le tracce concrete lasciate da Camilla c'è anche il testamento, datato 16 marzo 1710 e conservato nell'Archivio di Stato di Pesaro. La pittrice chiede di essere sepolta nella chiesa di San Domenico di Pesaro, dove era già stato sepolto il padre.

E poi ci sono le opere, le firme, le commissioni, il madrigale che Antonio Avati le dedicò, i documenti d'archivio. Tutti frammenti che, messi insieme, permettono di ricostruire lentamente una persona.

Forse è proprio questo l'aspetto più interessante del lavoro di Giardini: non limitarsi a dire che Camilla Guerrieri è stata una pittrice, ma cercare di capire chi fosse quella donna che dipingeva.

E qui la sua storia torna inevitabilmente al discorso più ampio affrontato durante la conferenza: quello delle tante artiste che per molto tempo sono rimaste ai margini della storia dell'arte. Il lavoro degli studiosi che si sono dedicati al recupero delle donne nella storia dell'arte mostra come la storiografia più recente stia progressivamente mettendo in discussione una narrazione costruita per lungo tempo prevalentemente attorno a figure maschili.


di Valentina Meloni

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