PRENDERE IL PROPRIO PIEDE
MA JOJO, NOUS SOMMES di CECILIA IOVINO - Quando una sex worker si racconta a teatro e la sua voce attraversa il corpo di un'altra donna, il confine tra chi parla e chi ascolta, tra chi è guardata e chi guarda, comincia a farsi sottile.
In MA JOJO, NOUS SOMMES, Cecilia Iovino porta in scena la storia di Josiane, conosciuta a Parigi durante la sua ricerca sul lavoro sessuale, e la trasforma in un confronto diretto con il corpo femminile, con il desiderio, con il piacere e con l'identità.
È possibile essere contemporaneamente madre e sex worker? Può una donna abitare ruoli che la società continua a considerare inconciliabili? Da questa domanda prende avvio un lavoro che non cerca risposte teoriche, ma le affida al corpo.
Sabato 12 settembre, alle 17:30, nella Chiesa della Maddalena di Pesaro, MA JOJO, NOUS SOMMES è andato in scena in prima nazionale nell'ambito di Hangartfest, muovendosi tra danza, performance e teatro.
Appena ci si siede, la scena è già una dichiarazione: guardando il palco, sulla sinistra un grande "sacco" rosso rivestito di stoffa floreale; sulla destra una "sedia vuota", illuminata da un faro. Un'impostazione quasi teatrale, essenziale, che mette subito in relazione due elementi destinati ad assumere un forte valore simbolico.
Cecilia Iovino è nascosta dentro quel sacco, che è insieme grembo e fardello. Ne emerge lentamente, con fatica, ansimando, quasi dovesse nascere una seconda volta. Canta, zoppica, procede con un tacco alto da una parte e un piede nudo dall'altra. Due immagini del femminile che convivono nello stesso corpo.
È un'apertura potentissima, forse da lasciare respirare ancora di più, perché quella fatica, quell'ansimare, quel lento venire alla luce sembrano raccontare una nascita vera: quella di una donna che cerca di liberarsi da un'identità che le è stata consegnata prima ancora di poterla scegliere.
Poi Iovino deposita il sacco sulla sedia. E qui la scena cambia significato. La sedia, inizialmente vuota, diventa quasi un trono. Ma sul trono non c'è ancora la donna: c'è il peso che la definisce, il ruolo imposto, il giudizio, la tradizione. Il sacco diventa allora una sorta di matrigna, quella parte di identità che occupa il posto della donna prima ancora che lei possa diventare se stessa.
Da quel momento il corpo si libera. La danza diventa fisica, incisiva, attraversata da accelerazioni improvvise, fino alla nudità. Iovino si spoglia completamente e continua a danzare: non un corpo esibito, ma un corpo che rivendica il diritto di esistere, desiderare e provare piacere fuori dai modelli estetici e sociali imposti.
A guidare questo percorso è anche la voce di Josiane, pronunciata in francese e tradotta, che racconta la propria esperienza e anche il piacere mancato, quello che molti clienti non le hanno saputo o voluto restituire.
Ed è qui che torna "il piede", già presente all'inizio. Il piede nudo accanto al tacco diventa una delle immagini più forti della performance: il piede come corpo, come desiderio, come possibilità di scegliere. Prendere il proprio piede significa riappropriarsi del proprio corpo e del proprio piacere. Significa poter fare finalmente un passo nella propria direzione.
Nel finale Iovino torna dentro il sacco, ma questa volta per svuotarlo. Lo smembra, ne elimina l'imbottitura, le scorie, tutto ciò che non le appartiene più. Poi prende la gonna rossa e la veste floreale e danza mentre si riveste.
Quello che all'inizio sembrava un abito imposto, il segno di una femminilità codificata, diventa ora una scelta. Il sacco è stato svuotato e lasciato sulla sedia. Il trono torna vuoto. E al centro della scena rimane finalmente Cecilia, con il proprio corpo.
Forse è proprio qui che MA JOJO, NOUS SOMMES trova la sua forza: liberarsi dall'identità che ci è stata cucita addosso per poter finalmente indossarne una propria. E prendere il proprio piede, perché solo quando quel piede ci appartiene davvero possiamo scegliere dove andare, verso il piacere, la libertà, la nostra identità.
Cecilia Iovino entra così in quel percorso di ricerca che affonda le sue radici nella cosiddetta "Sperimentazione Teatrale" o Teatro di Ricerca, che va dall'Odin Teatret di Eugenio Barba alle performances del Teatro/Danza.
Guarda il reel su Instagram: https://www.instagram.com/reel/DdSP2aeohAc/?stkn=MnF1YzExaTNqcHlz

